Magazine dicembre 1998

Trimestrale di informazione e di discussione culturale a cura dell'Archeoclub di Roma

roma sbagliata

Il taglio del fagutale

Tra i progetti "avveniristici" (e non di rado aberranti) volti alla distruzione del comprensorio di via dei Fori imperiali c’è stato, com’è noto, anche quello di "ricostruire" la collina della Velia, riempiendo il vuoto creato alle spalle della Basilica di Massenzio per far passare lo "stradone mussoliniano", con una sorta di gigantesco hangar da adibire a uno dei tanti musei archeologici vagheggianti per la Roma degli anni 2000. Com’è che non se mai sentito parlare di un possibile progetto, sostanzialmente analogo, ma assai più utile e opportuno e ben più semplice da realizzare (soprattutto da punto di vista urbanista – ambientale) quale sarebbe quello di "coprire" la vicina orrenda via degli Annibaldi? Quella che, in una profonda e "annerita" trincea, sale da via Cavour versi largo G. Agnesi e la via Nicola Salvi, in vista del Colosseo "murilato" del primo ordine di arcate? Prevista dal piano regolatore del 1873 (il piano degli investimenti e, tra l’altro, della programmazione delle vie dei Fori Imperiali e della Conciliazione ovviamente con altri nomi!) e aperta nel 1894, la via fu realizzata tagliando con uno squarcio profondo le estreme pendici occidentali dell’Esquilino e dividendo in due quel "luogo sacro" alla topografia e all’urbanistica di Roma antica che era l’altura del Fagutale (certamente non seconda, per rilevanza storica, a quella della Velia). Fu un grave "sbaglio" che non è stato mai seriamente addebitato ai responsabili: non si sa perchà ©. Non si potrebbe riparare allo sventramento ricoprendo la strada e trasformandola in una galleria (di una lunghezza pari a quella del Traforo del Quirinale), ripristinando in tal modo – sia pure artificialmente - l’antica unità fisica e recuperando uno spazio che potrebbe essere adeguatamente - e oculatamente – utilizzato?

L'estate romana

Allo fine dell’estate abbiamo udito i nostri ineffabili amministratori capitolini gloriarsi e autocompiacersi – con assoluto sprezzo del ridicolo e senza mostrare il benchà © minimo "orrore si sà ©", come avrebbe detto Petrolini – d’aver portato a Roma al primo posto tra le capitali europee quanto a feste, spettacoli, concerti, esibizioni, "eventi ludici" organizzati durante i mesi estivi. Al punto che la cosiddetta"estate romana" figurerebbe armai inserita prepotentemente tra quelle prerogative della nostra città (come l’area archeologica dei Fori imperiali) delle quali gli stessi amministratori e i loro corifei amano dire "tutto il mondo ci invidia"!
A noi sembra che non si tratti poi d’una novità. Circensi e cose simili, a Roma, sono di casa da millenni! Nà © più nà © meno dei nostri odierni amministratori hanno già fatto imperatori e papi e, nel nostro secolo, il regime fascista. Francamente avremmo preferito udire quei bravi signori compiacersi per aver portato Roma a ben altri primati. Ad esempio, a quello della pulizia delle strade, dei giardini e dei parchi comunali; o a quello della scorrevolezza del traffico o della facilità di trovare un parcheggio; o a quello dell’efficienza, capillarità, puntualità, (e pulizia) dei mezzi di trasporto pubblici; e via dicendo: l’estensione della rete della metropolitana, la sicurezza dagli attacchi della microcriminalità, la regolamentazione dell’ambulantato selvaggio, la sistemazione dei barboni, ecc. Le possibilità di cimentarsi in qualche gara con le altre capitali erano molte, anche se ogni problema sarebbe stato di ardua e certamente di non facile soluzione. Ma proprio per questo c’era un’amministrazione con ampia facoltà d’intervento, piena di consulenti, con tempo e mezzi a disposizione come non mai... Ad organizzare concertini, esibizioni di mimi e saltimbanchi, proiezioni cinematografiche, spettacolini filodrammatici, è capace ogni coopertiva (tanto più se messa su da amici degli amici)!