acquedotto marcio

Tra i più importanti, imponenti e ricchi d'acqua, l'Acquedotto della Marcia (Acquedotto Marcio o dell'Acqua Marcia) fu iniziato nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re. Proveniva anch'esso dall' alta valle dell'Aniene ma non attingeva dal fiume, bensì da sorgenti abbondanti e di ottima qualità che per la loro purezza furono sempre considerate come le migliori in assoluto. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XXXI, 41) ne definiva l'acqua - universalmente celebrata come la migliore tra tutte quelle che arrivavano a Roma - clarissima aquarum omnium - come «un dono fatto all'Urbe dagli dèi». Per la sua purezza, essa era ritenuta particolarmente adatta ad essere mescolata col vino (secondo l'uso corrente degli antichi) e il poeta Tibullo in una delle sue elegie la esalta in questa funzione, paragonandone l'effetto al "sapore" che la compagnia delle Ninfe poteva dare alla vita del vecchio Bacco in amore.

Le sorgenti della Marcia si trovavano all'altezza del XXXVI miglio della via Valeria, presso una strada secondaria che si diramava da quella sulla destra (oppure, con un altro punto di riferimento, all'altezza del XXXVIII miglio della via Sublacensis, corrispondente al km 60,5 della Sublacense attuale, anche in questo caso presso una strada secondaria, a sinistra): si tratta quasi certamente delle acque appartenenti al gruppo detto delle Serene (e, in particolare, della"Seconda Serena") nella zona del laghetto di Santa Lucia, nei pressi di Marano Equo, tra Arsoli e Agosta, dove attinge ancora l'Acquedotto odierno della Marcia. Le acque venivano raccolte in un bacino ed erano talmente fredde che una volta Nerone (come racconta Tacito, Ann. XIV, 22), avendo voluto tuffarcisi per una nuotata, pur essendo d'estate, per poco non fu colto da una sincope.

La lunghezza dell'acquedotto era di 61.710 passi, pari a poco più di km 91; per 54.247 passi (circa km 80) era sotterraneo, per i restanti 7463 (km 11 circa) all'aperto, sostenuto da strutture in superficie e soprattutto da arcuazioni, in seguito utilizzate anche dagli Acquedotti della Giulia e della Tepula. La portata giornaliera era la seconda, per quantità, di tutti gli acquedotti dell'antica Roma. A sua volta, in età imperiale, la portata della Marcia poteva essere incrementata con l' aggiunta di acque provenienti da altre sorgenti scoperte al tempo di Augusto (Fons Augustus o Fons Albudinus), poco più di un chilometro (800 passi) da quelle originarie e oggi dette Le Rosoline, che servirono anche all'Acqua Claudia.

Il percorso dell'Acquedotto Marcio seguiva dapprima la sponda destra dell'Aniene, poi, alle chiuse di San Cosimato, sopra Vicovaro, passava, con un ponte, sulla sinistra, andando ad affiancarsi all'Anio Vetus (che però era stato costruito ad una quota più bassa) mentre in seguito vi si allinearono anche i condotti della Claudia e dell'Anio Novus Superata la Valle Empolitana con un altro ponte - Ponte degli Arci - del quale resta un'arcata del restauro augusteo, a cavallo della via per Castel Madama, andava verso Tivoli. Quindi, aggirati i monti Tiburtini come aveva già fatto l'Aniene Vecchio (e come faranno poi la Claudia e l'Aniene Nuovo), si dirigeva verso la via Prenestina. Raggiunta Gericomio, attraversava la zona collinare di Gallicano superando le valli con una serie di ponti spettacolari, ancora variamente conservati (Ponte San Pietro nella valle della Mola, Ponte Lupo sul Fosso dell'Acquarossa, Ponte sul Fosso di Caipoli, Ponte della Bulica), e dopo ognuno dei quali tornava in sotterranea. Dopo aver aggirato anche il massiccio dei Colli Albani, sul versante delle Capannelle, puntava diritto su Roma, uscendo in superficie al VII miglio della via Latina, nella zona del Casale di Roma Vecchia dove si trovavano le piscinae limariae. Da qui continuava soprelevato su arcuazioni in opera quadrata di tufo (successivamente utilizzate anche dalla Tepula e dalla Giulia) fino alla"Speranza Vecchia", nella zona di Porta Maggiore. Seguendo quindi quello che fu poi il percorso delle Mura Aureliane (nelle quali fu incluso fino alla Porta Tiburtina), proseguiva lungo la direttrice dell'attuale via Marsala per raggiungere il "castello" terminale, che doveva trovarsi immediatamente al di qua della Porta Collina delle mura repubblicane nella zona dov'è oggi il Ministero delle finanze, in via Venti Settembre. Da qui, mediante numerosi "castelli" secondari, l'acqua veniva erogata a 9 o 10 delle 14 regioni urbane.