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La Fontana di Trevi è sicuramente uno dei monumenti più conosciuti
e visitati di Roma, nonchè immagine simbolo dell'Italia intera.
Prese la forma che possiede attualmente intorno al XVIII secolo, quando nel 1762 venne inaugurata dopo i lavori eseguiti da vari artisti in diversi anni, a partire dai disegni del Bernini, Nicola Salvi e Giuseppe Pannini, le sculture del Maini, Bracci, Della Valle, Grossi, Bergondi e altri ancora.
Si potrebbe parlare di un'opera "corale", frutto di una stratificazione
di interventi iniziati nel 19 a.C., quando Agrippa, genero dell'imperatore
Augusto, nell'ambito di un progetto per portare acqua alle sue terme tramite
un acquedotto, realizza un bacino intermedio alimentato da tre differenti getti
d'acqua.
La sua struttura monumentale rende tutta l'area in cui è inserita una magnifica
scenografia naturale, elemento che non è passato inosservato, ponendola al centro
di centinaia inquadrature cinematografiche e televisive.
La più celebre è senza dubbio la scena del film "La Dolce Vita",
capolavoro del regista Federico Fellini, durante la quale una procace
e disinvolta Anita Ekberg, al termine di una serata entra nella vasca
della Fontana di Trevi, invitando il suo accompagnatore, Marcello Mastroianni,
a fare altrettanto.
Il film è del 1960 e intende mettere in scena le follie notturne del mondo delle
celebrità vissute sullo sfondo dei luoghi più rappresentativi di Roma,
come via Veneto e la Fontana di Trevi, appunto.
La bellezza dello sfondo offerto dalla fontana ha contribuito in modo significativo
a determinare il successo del film, veicolato nel corso degli anni proprio attraverso
l'immagine del bagno nella fontana della Ekberg, icona che ben si presta a racchiudere
in un solo fotogramma il significato dell'intero film, divenuto nel tempo simbolo
di un'intera epoca.
Da un film all'altro la fontana si presta bene a racchiudere un intero universo
di significati. Dalle magie artistiche e visionarie di Fellini si passa alla
vena comica del principe della risata, Antonio de Curtis in arte Totò,
protagonista di un indimenticabile gag sullo sfondo della Fontana di Trevi nel
film del 1961 "Totòtruffa 62".
Totò e il suo compare, Nino Taranto, truffano un ingenuo turista
americano, al quale vendono nientemeno che l'intera fontana, spacciata come vero
e proprio affare economico dalle infinite possibilità di guadagno, dando la possibilità
di incassare denaro sia grazie ai diritti dovuti da chiunque la fotografi, sia
incamerando le monetine che vengono gettate nella vasca, così come la popolare
tradizione impone.
La consuetudine di gettare monetine nella fontana è molto antica, ma è molto
in voga ancora oggi. Sembra risalga all'uso di versare un obolo con l'intento
di ingraziarsi la benevolenza degli dei. Attualmente la tradizione "impone" il
gesto come auspicio di buon augurio attraverso il quale si esprime la speranza
di un pronto ritorno a Roma. Le monete vengono raccolte dal fondo della vasca
di Fontana di Trevi dal Comune di Roma per essere donate alla Caritas e
ad altre associazioni di volontariato.
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